Visualizzazione di 17-32 di 125 risultati

TARALLI CIPOLLA E UVETTA

3.00

TARALLI CIPOLLA E UVETTA

Per i taralli Cipolla e Uvetta, all'impasto tradizionale di farine di grano da noi coltivato, vino bianco ed il nostro olio extravergine d'oliva viene aggiunta uvetta e cipolla. Il gusto dolce e delizioso, di questo perfetto mix di uvetta e cipolla, è accompagnato dal gusto intenso e deciso dell'olio EVO Tenuta Roca Nuova, rendendo unico questo tarallo pugliese.Taralli uvetta e cipolla, dal gusto sfizioso e delicato, sono lavorati artigianalmente seguendo la ricette tradizionale, rendendo il tarallo croccante e friabile. Sono ideali come aperitivo o semplicemente per uno spuntino genuino.
Aggiungi al carrello

TARALLI DOLCI MANDORLE E FICHI

3.50

I fichi secchi con le mandorle, un po’ di sole d’agosto anche in inverno

blank Impossibile resistere ai fichi secchi con le mandorle, una bontà realizzata dalle nostre nonne che amavano conservare questi ‘preziosi’ frutti estivi per gustarli anche in inverno. Preparare in casa questo dolce tradizionale pugliese è davvero semplice. Bisogna solo avere un po’ di pazienza e lasciare che il sole d’agosto del Salento ‘asciughi’ del tutto i fichi. Come accade per la conserva – altra specialità gastronomica tutta nostrana – la teglia dove vengono sistemati i frutti tagliati a metà (in passato si usavano i cannizzi) deve essere protetta e ritirata al tramonto, per evitare che l’umidità notturna interferisca con il processo di essiccazione che dura, più o meno, 10 giorni. Un tempo era il dolce dei poveri, non c’era campagna del sud o giardino dove non sia stato piantato un albero di fico. Oggi, le "fiche cu le mennule" o le "fiche cucchiate" con l’inconfondibile profumo di limone, alloro e cannella hanno acquistato una meritata popolarità. blank

La ricetta dei fichi secchi con le mandorle

Due ingredienti semplici danno vita ad un dolce originale e davvero gustoso. La ricetta per preparare il fico mandorlato si tramanda da generazioni, anche se il procedimento può essere leggermente diverso, anche passando da una città all'altra del Salento.

Ingredienti

  • 1 kg di fichi
  • 100 grammi di mandorle
  • cannella in polvere o in stecche
  • la buccia grattugiata di un limone
  • foglie di alloro

Procedimento

  1. Tagliate i fichi maturi nel senso della lunghezza, senza sbucciarli e facendo attenzione a lasciarli attaccati da in lato. Riponete i fichi tagliati, con la polpa verso l’alto, su un supporto pulito e teneteli al sole ad essiccare. Riparateli la sera per evitare che assorbano l’umidità notturna. E girateli ogni tanto. Ripetete queste operazioni per almeno dieci giorni, fino a quando i fichi risulteranno completamente secchi. Ad essiccazione completa infornate i fichi nel forno a 180° per 5 minuti.
  2. Fate raffreddare i fichi e intanto procedete alla tostatura delle mandorle.
  3. Mettete le mandorle in una teglia senza privarle della loro buccia e infornatele. Regolatevi con il tempo, le mandorle si devono solo tostare e non bruciare. Una volta pronte fatele raffreddare.
  4. In un piattino grattugiate la buccia di un limone che avrete precedentemente lavato e asciugato bene.
  5. Spezzettate i bastoncini di cannella in pezzi piccoli.
Ora che tutti gli ingredienti sono pronti potete procedere con la composizione dei fichi, l’operazione richiede tanta pazienza e va ripetuta per ogni coppia di fichi secchi.

Preparazione finale

  1. Prendete i fichi arrostiti e all’interno metteteci un po’ di buccia di limone e pezzi di cannella. Aggiungete, per ultima, la mandorla e richiudete il fico.
  2. Ripetete questi passaggi per tutti i fichi che avete messo a essiccare.
  3. Mettete i fichi chiusi su una teglia e infornate a 150°, fino a doratura.
  4. Appena sfornati potete sistemarli, ancora caldi, in un vasetto di vetro o in un contenitore di terracotta.
  5. Alternate ad ogni strato di fichi delle foglie di alloro.

blank

Fichi secchi al cioccolato

Per renderli ancora più gustosi potete immergere i fichi secchi nel cioccolato fondente (o nel cioccolato bianco, a seconda del gusto personale) fuso a bagnomaria. Potete anche aggiungere scorzette di arancia per ‘aromatizzare’ il cioccolato. Fate solidificare a temperatura ambiente e poi riponete i fichi secchi al cioccolato in una scatola di latta. Si conservano per circa una settimana, in un luogo fresco ed asciutto. In alternativa, potete farli ripieni al cioccolato (aggiungendo dei pezzettini di cioccolato insieme alle mandorle, alla scorza di limone e alla cannella). Ancora, quando mettere i fichi secchi nel vasetto, invece delle foglie di alloro, potete ricoprirli di cacao amaro in polvere. Così conservati, al momento di gustarli avranno un retrogusto di cacao. Consigli: la ricetta, come detto, varia. C’è chi aggiunge chiodi di garofano, chi l’arancia candita o il cedro candito. Vi consigliamo per la prima volta di provare la ricetta originale e poi di personalizzarla secondo i gusti personali.
Aggiungi al carrello

SPUMÌ AL PISTACCHIO – CREMA DI LIQUORE AL PISTACCHIO

15.00

LE PROPRIETÀ BENEFICHE DEI PISTACCHI

blankUn cibo da aperitivo, da sgranocchiare davanti alla tv; ma anche un ingrediente capace di caratterizzare con il suo aroma e la sua consistenza il condimento di una pasta, di dare croccantezza alla panatura di un taglio di carne, di rendere indimenticabili dolci, creme, gelati, granite. E i pistacchi sono ancora più di questo: rappresentano un mondo affascinante, sia dal punto di vista storico, con le loro origini mediorientali e la successiva diffusione in tutto il mondo, sia da quello botanico, prodotti da piante che possono arrivare ai trecento anni d’età, sia da quello delle proprietà alimentari, con la ricchezza dei loro principi nutritivi. In Italia, pistacchio richiama subito Bronte, comune alle pendici dell’Etna celebre proprio per il suo pistacchio Dop: presidio Slow Food, il cosiddetto oro verde di Bronte è protagonista di ricette che spaziano dal pesto alla siciliana o più specificamente alla brontese per la pasta, ai dolci, ai salumi; a fine estate la cittadina gli dedica una sagra di ambientazione storica, unendo così tradizione, gusto, rievocazione, storia, cultura gastronomica. Il pistacchio di Bronte è riconoscibile per le dimensioni , per il colore, verde smeraldo, e per il gusto, ed è un prodotto molto richiesto anche all’estero, dall’Europa al Giappone. Il pistacchio, Pistacia Vera, famiglia delle Anacardiaceae, è un albero originario del Medio Oriente, che può superare i dieci metri di altezza e i tre secoli d’età. Attualmente viene coltivato nei paesi mediorientali, in Cina, in California, nei paesi dell’Europa meridionale come Italia, Spagna e Grecia, ma anche in Australia; i principali produttori mondiali sono Iran, Turchia, Stati Uniti e Siria. La coltivazione è a scopo alimentare, poiché il pistacchio ha un’estrema versatilità, che permette di consumarlo sia da solo, sia in composizioni dolci o salate. In genere si trova in commercio essiccato e in guscio, oppure sgusciato e pelato, poiché il cosiddetto pistacchio è il seme della pianta, ed è racchiuso sia da un guscio sia da una pellicola. Appena raccolto, il pistacchio viene liberato dal mallo e viene essiccato, ancora in guscio. Poi a seconda della destinazione che prenderà il prodotto, verrà o no sgusciato e pelato, lasciato intero o reso in granella o in polvere, oppure ulteriormente trattato per farne farine, paste e altri prodotti. I pistacchi in cucina Una ciotola di pistacchi da sgusciare insieme a un bicchiere di vino è sempre un piacere da gustare, ma i pistacchi per un gastronomo sono una fonte di idee e ricette notevolissima. Possono accompagnare la pasta come condimento di un pesto, essere usati con le carni, anche quelle particolari come l’agnello, sotto forma di panatura; insaporiscono salumi come la mortadella; e il loro impiego in pasticceria spazia dai gelati alle creme, dai torroni alle torte. In commercio il pistacchio intero si trova in guscio, sgusciato o pelato, cioè privato della pellicola che avvolge il seme; è commercializzato anche sotto forma di granella, farina e pasta. La Sicilia, unica regione italiana a produrre pistacchi, è particolarmente ricca di ricette che ne esaltano il gusto e ne sanno sfruttare al meglio l’aroma. Si varia dalle salse ai primi, dai risotti alle paste, dalle lasagne agli gnocchi, ai fagottini. Il pesto per condire spaghetti o altri tipi di pasta si realizza con pistacchi di Bronte, basilico, pinoli e mandorle tostate (che possono essere sostituiti dalle noci), olio evo, sale, pepe, parmigiano. I pistacchi accompagnano i secondi di carne e pesce, dall’agnello al maiale al manzo al pollo, dalle alici al pescespada, come panatura, condimento o ripieno. In pasticceria, il pistacchio viene esaltato nelle torte, nei gelati e nelle granite, nei biscotti e nei semifreddi, nelle creme e nei torroni. Ma i pistacchi sono presenti anche nella cucina internazionale, soprattutto mediorientale: un esempio classico è il baklava, un dolce che si trova in molti paesi, dalla Turchia al Libano, con alcune varianti, e che di base viene realizzato con fagottini di vari strati sovrapposti di pasta fillo o pasta sfoglia, frutta secca, sciroppo di zucchero, miele, burro, limone ed eventuali spezie. Proprietà salutari Il pistacchio contiene molte calorie, quindi non è indicato per chi deve seguire diete a basso contenuto calorico; come tutta la frutta a guscio, c’è il rischio di allergie; inoltre è sconsigliato a chi ha problemi di diabete e ipertensione. Per il resto, non presenta particolari controindicazioni, e la sua ricchezza di vitamine e minerali ne fa un cibo interessante dal punto di vista delle proprietà. Per quanto per la maggior parte sia composto di grassi, si tratta di grassi monoinsaturi, che aiutano a regolare la quantità di colesterolo nel sangue e quindi ad aiutare la salute del sistema cardiovascolare. Uno studio condotto nel 2008 negli Stati Uniti su tre gruppi di volontari è stato incentrato sull’eventualità che un consumo moderato di pistacchi ogni giorno possa essere in grado di abbassare i livelli di colesterolo totale e soprattutto colesterolo Ldl, responsabile dei danni al sistema cardiovascolare. Il consumo era effettuato sotto costante controllo medico, per bilanciare la quantità di sale e grassi che vengono ingeriti con semi di pistacchio. Iniziative individuali in tal senso, effettuate senza consultare un medico, rischiano di apportare più danni che benefici. Le sostanze presenti in questo seme, come isoflavoni, luteina e polifenoli, inoltre hanno proprietà ricostituenti e antiossidanti. Valori nutrizionali Cento grammi di pistacchi equivalgono a più di 600 kcal, derivanti dal 56 per cento circa di grassi, dal 27 per cento circa di carboidrati e dal 18 per cento circa di proteine. I pistacchi contengono molta vitamina A, vitamine B1B2, B3 e B6, vitamina C ed E. Rilevante la presenza, tra i minerali, di potassiofosforomagnesiocalcio e, in minore quantità, ferro e rame.
Aggiungi al carrello

IPANEMA – BIRRA ARTIGIANALE – WHITE IPA

3.5042.00
La birra IPA, acronimo di India Pale Ale , è uno stile birraio della famiglia delle ALE. Con questo termine si indicano le birre ad alta fermentazione, preparata a temperature tra i 15° e i 25° circa.

STORIA

Le caratteristiche della birra ipa derivano da una necessità storica degli inglesi, che nel periodo del colonialismo, trasportavano la birra fino in India. Dopo i primi spostamenti fallimentari, perchè le birre deperivano a causa del lungo viaggio, della salsedine e delle alte temperature nelle stive delle navi, i mastri birrai decisero di aumentare la stabilità e la capacità conservativa. Nella prima metà dell’ 800 le esportazioni di birra erano molto elevate. infatti, fino a pochi anni fa, si riteneva che, a causa di questo ingente volume di esportazione, il luppolo venisse aggiunto alla birra in modo che fosse in grado di compiere lunghi viaggi mantenendola comunque bevibile una volta arrivata a destinazione. Ricerche moderne condotte da storici come Martyn Cornell tuttavia, hanno dimostrato che la birra IPA veniva prodotta in Inghilterrra con le medesime quantità di luppolo già da prima di questa esplosione delle esportazioni. Indipendentemente da ciò, i tassi di luppolo più alti hanno contribuito a conservare la birra esportata più a lungo proprio grazie all’ effetto preservativo contenuto naturalmente nel luppolo.
NOTE GUSTATIVE La birra IPA ha un colore giallo ambrato e una schiuma compatta mediamente persistente. Il gusto si caratterizza per la buona corposità, amara e con ridotta effervescenza. Emergono note di cacao ed un aroma erbaceo. Equilibrata e pungente. CARATTERISTICHE DELLE IPA
  • Nota marcatamente luppolata
  • tenore alcolico maggiore
  • gusto intenso con aromi erbacei e fruttati
  • corpo di media intensità
  • amarezza dolce e decisa
Tra le birre artigianali Bearbante Salentina, che Tenuta Roca Nuova produce quella che si accosta senza ombra di dubbio allo stile suindicato, quindi IPA India Pale Ale è IPANEMA.
Scegli

AMARO DEL SALENTO ALLE ERBE “SAN VITO”

13.00

AMARO DEL SALENTO ALLE ERBE "SAN VITO"

Gradazione alcolica 35% Vol.

Infuso d’erbe proveniente da un’antica ricetta del ‘500. Il suo segreto è il sistema di infusione che fonde, in un delicato equilibrio, le proprietà di 7 rare erbe aromatiche. Per questo il nostro amaro San Vito, contiene inconfondibili proprietà digestive e stimolanti. Bottiglia 50 cl Se oltre all'Amaro "San Vito" volete degustare anche i prodotto di punta della Società Agricola Tenuta Roca Nuova, premiati nel 2020 con menzioni speciali al Puglia Food Awards, nelle categorie olio evo e birra artigianale cliccate nei seguenti link: https://tenutarocanuova.com/categoria-prodotto/birra-artigianale/ https://tenutarocanuova.com/categoria-prodotto/olio-extravergine-di-oliva/  
Aggiungi al carrello
Aggiungi al carrello

ORECCHIETTE DI GRANO ARTIGIANALI

2.80

Orecchiette di Grano Artigianali, Pugliesi, Ricetta originale

Orecchiette di grano artigianali
Le Orecchiette sono un tipo di pasta fatta in casa a base di semola rimacinata di grano duroacqua e saletipico della Puglia a forma di piccole orecchie, da cui deriva appunto il nome, che nel dialetto di alcuni paesi del brindisino prende  l’appellativo di stacchioddi. Orecchiette Pugliesi, Ricetta originaleLa ricetta perfetta le vede accompagnate alle cime di rape o al sugo di carne (polpette e brasciole) o ancora al sugo di pomodoro e ricotta forte di pecora. Le Orecchiette, simbolo della sessualità femminile, vengono spesso unite ai Minchiarieddisottili cilindretti lunghi quanto un mignolo, fatti con il medesimo impasto delle orecchiette, simbolo della sessualità maschile, formando così i Maritati (= sposati), un’accoppiata di pasta protagonista dei pranzi nuziali salentini del passato, ben augurante per un matrimonio fecondo e sereno. Quella che vi presento è la Ricetta originale delle Orecchiette pugliesi, quella della mia cara nonna Felicetta, quella di tutte le donne pugliesi di una volta. Conservatela gelosamente, perchè è la ricetta rappresentativa della meravigliosa regione Puglia.

Ingredienti

  • 200 g semola rimacinata di grano duro
  • 100 ml acqua naturale bollita e fatta raffreddare a temperatura ambiente
  • 1 presa sale

Istruzioni

  1. Impastate la semola rimacinata di grano duro con l’acqua (fatta precedentemente bollire e poi raffreddare a temperatura ambiente) formando un impasto duro e omogeneo che coprirete con pellicola o canovaccio umido e farete riposare per 30 minuti.
  2. Prendete un pezzettino d’impasto alla volta, tenendo ben coperto il resto (perché tende ad indurirsi). Formate un salsicciotto molto sottile (1/2 cm) e mettetelo di fronte a voi: prendete un coltello dalla punta arrotondata e mettetelo perpendicolare al salsicciotto (quindi parallelo al piano) e tagliate un tocchettino di 1/2 cm alla volta che trascinerete passando delicatamente con il coltello, accompagnando anche con il polpastrello dell’indice della mano libera, in modo che assuma la forma tipica di un’orecchietta. Ora appoggiate l’orecchietta sulla punta del pollice e rovesciatela leggermente all’indietro in modo che la parte liscia resterà all’interno.
  3. Disponete le orecchiette su di un vassoio spolverato di semola e fatele asciugare scoperte per un paio d’ore, prima di cuocerle.
  4. Se ne fate in abbondanza potete conservarle seccandole o anche congelandole e tirandole fuori al momento giusto: basterà metteterle in freezer direttamente con il vassoio. Una volta congelate potrete poi riporle in un sacchetto per freezer, senza rischiare che si attacchino una all’altra, e conservarle fino ad un massimo di 2 mesi.
Orecchiette di grano artigianali Pugliesi
Aggiungi al carrello

PESTO DI CIME DI RAPA PICCANTE

5.50

RICETTA CONSIGLIATA

Strangozzi al pesto di cime di rapa: per la stagione fredda

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Gli strangozzi al pesto di cime di rapa piccante sono un primo piatto ricco e saporito che combina ingredienti provenienti da diverse regioni dello Stivale. Gli strangozzi sono dei grossi spaghetti originari dell’Umbria preparati solitamente con un impasto di acqua e farina che viene poi tirato a mano fino ad arrivare allo spessore desiderato. Si tratta di una pasta molto ruvida e consistente, che ben si adatta ad essere servita con pesti e creme. Le cime di rapa sono invece degli ammassi floreali prodotti da una pianta erbacea da orto della famiglia delle rape coltivata soprattutto in Lazio, Campania e Puglia. Le cime di rapa sono dette anche broccoletti e sono il più classico dei condimenti per le orecchiette pugliesi. In questa ricetta si uniscono due tradizioni, per creare un piatto interregionale. Abbiamo completato il piatto con fiocchi di ricotta, parmigiano grattugiato e noci. Il pesto di cime di rapa è piccante e cremoso, ma se volete dare una marcia in più agli strangozzi potete sostituire il parmigiano con una spolverizzata di ricotta salata.

PREPARAZIONE STRANGOZZI AL PESTO DI CIME DI RAPA

  1. 1
    Portate a bollore una pentola di acqua capiente. Quando l’acqua comincia a bollire, salatela e tuffate le cime di rapa. Cuocetele per 5 minuti, poi scolatele con una schiumarola e usate l’acqua per lessare la pasta. (Questa prima fase viene saltata se utilizzate il nostro pesto)
  2. 2
    Intanto frullate le noci con l’olio, poco sale. Unite la ricotta e il pesto.
  3. 3
    Scolate la pasta al dente, e passatela in padella con il sugo di cime di rapa.
Decorate con qualche fiocco di ricotta, i gherigli di noce e una spolverizzata di parmigiano.

VARIANTE STRANGOZZI AL PESTO DI CIME DI RAPA

Potete completare il piatto con una grattugiata abbondante di ricotta salata in sostituzione del parmigiano.
Aggiungi al carrello

TARALLI CACIO E PEPE

3.00

Taralli Cacio e Pepe, fatti a mano 

I taralli cacio e pepe sono fatti a mano e preparati con un impasto a base di farine di grano selezionato, vino bianco, il miglior olio extra vergine d'oliva. Prodotto tipico pugliese, è reso originale dalla sua friabilità e dal gusto che lo rende stuzzicabile ai più esigenti palati. CONFEZIONAMENTO: 
  1. Imballo primario: confezionati in buste "per alimenti" ai sensi del D.M. 21/03/1973 da gr. 300.
  2. Imballo secondario: cartone espositore contenente n. 25 pezzi da grammi 300
  3. Palletts: tipo Epal, contiene 8 colli per strato per 5file per un totale di 40 colli .
Aggiungi al carrello

FRISE DI ORZO

3.50
Aggiungi al carrello

“CARMINIO” -ROSSO – IGT SALENTO – NEGROAMARO BARRICATO

10.00
"CARMINIO" -ROSSO - IGT SALENTO - NEGROAMARO BARRICATO
Aggiungi al carrello