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CONSERVA DI PEPERONCINO (Cunserva Mara)

4.50

La Conserva di Peperoncino o "Cunserva Mara" è una vera e propria chicca della cucina tradizionale Salentina.

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La sua preparazione è davvero lunga e singolare, e il risultato è inimitabile. E' una ricetta della nonna: erano le nonne infatti, a preparare la "Conserva Mara" sulle terrazze, durante le lunghe ed assolate estati salentine. La Conserva di Peperoncino è una crema a base di pomodori, peperoni, cipolla e basilico, in proporzioni ben precise. Il tutto viene bollito e lavorato, così da dar vita ad una sorta di passata. Ma non finisce qui, perchè poi il tutto viene lasciato al sole ad asciugare e raffreddare. Un procedimento delicato, che garantisce un esito irresistibile. Come gustarla? Su una fetta di pane caldo è l'ideale! Ma è anche buona con la pasta e ceci o con la pasta e lenticchie, o più semplicemente sulla pasta al sugo.

Informazioni sulla conserva di peperoncino del Salento

Questa ricetta è una poesia. Nel corso degli anni è diventata un lusso e una prelibatezza, perché la preparazione prevede una procedura lunga e particolare, in cui amore e pazienza sono gli ingredienti principali. Quella della Conserva di peperoncino o  "Cunserva mara" è una delle tradizioni che ci siamo posti l’obiettivo di salvaguardare e lanciare verso il futuro, perché ci parla delle nostre nonne e delle terrazze calde d’estate.1/3 di peperoni, 2/3 di pomodori, cipolla, basilico fresco vengono bolliti e lavorati no a diventare una passata. Che viene disposta al sole in contenitori piccoli per raffreddarsi e condensarsi più rapidamente. Di giorno sta al sole, e la notte viene riparata in ambienti senza umidità. Un’operazione che viene ripetuta per diversi giorni e si conclude con l’impasto manuale della passata con olio extravergine di oliva, e l’invasettamento, per produrre 500 g di questa conserva occorrono 100 kg di prodotto fresco. Se davvero volete assaggiare il Salento, non potete che iniziare da qui.
Una punta sul coltello è sufficiente per insaporire e arricchire ogni piatto: può essere spalmata sul pane di grano caldo, o sulla carne, nella pasta, nei ceci o con la lenticchia. Più che piccante è saporita. Il sapore del sole, delle mani e della pazienza che solo le nostre nonne hanno saputo tramandarci.
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CONDIFRISA

4.50
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MALVASIA NERA – Vino Salento Rosso I. G. T.

9.0045.00

IL VINO PUGLIESE - MALVASIA NERA

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I blankvigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo e Malvasia nera, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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TARALLI PATATE E ROSMARINO

3.00

Taralli artigianali al gusto Patate e Rosmarino, fatti a mano

I taralli artigianali di Tenuta Roca Nuova, al gusto di patate e rosmarino, sono preparati con un impasto a base di farine di grano selezionato, vino bianco, il nostro olio extra vergine d'oliva. Prodotto tipico pugliese, è reso originale dalla sua friabilità e dal gusto che lo rende stuzzicabile ai più esigenti palati. CONFEZIONAMENTO: 
  1. Imballo primario: confezionati in buste "per alimenti" ai sensi del D.M. 21/03/1973 da gr. 300.
  2. Imballo secondario: cartone espositore contenente n. 25 pezzi da grammi 300
  3. Palletts: tipo Epal, contiene 8 colli per strato per 5file per un totale di 40 colli .
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA – ANFORA PREGIATA DA 500 ML

8.50

L’olio extravergine di oliva dell’azienda Tenuta Roca Nuova (blend tra le varietà Ogliarola SalentinaCellina di Nardò e Leccino) è un olio elegante e di alta qualità, fiore all’occhiello della nostra produzione. Ha un grande potere nutraceutico dovuto all’alto livello di polifenoli in esso contenuto.

Luogo di produzione

Agro di Melendugno – Salento –  sito al centro della penisola salentina.

Epoca e metodo di raccolta

Dalla prima alla seconda decade di ottobre. Brucatura a mano e pneumatica.

Estrazione

A ciclo continuo. Spremitura a freddo entro tre ore dalla raccolta.

Profilo organolettico

All’olfatto il fruttato è ampio e pulito, caratterizzato da sentori di vegetali freschi e mandorla. Al gusto è avvolgente e sapido, con giusto equilibrio di amaro e piccante. Conferma le note decise di vegetali freschi ed erbe aromatiche.

Abbinamenti consigliati

Ideale per piatti a base di pesce, crostacei, frutti di mare, tartare di carne, verdure cotte e insalate, capresi, pinzimoni.

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LAMPASCIONI

6.00
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PATRUNU RO’ – Vino Primitivo – SALENTO ROSSO I.G.T.

9.0048.00

IL VINO PUGLIESE

PATRUNU RO’ - Vino Primitivo - SALENTO ROSSO I.G.T.

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale.

I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera.

Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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MIELE DI FIENO GRECO

8.50

Fieno greco: proprietà, uso, controindicazioni

Il fieno greco (Trigonella foenum graecum) è una pianta della famiglia delle Fabaceae. Nota per le sue proprietà ricostituenti, è utile anche come ipocolesterolemizzante, mucolitico e antinfiammatorio. Scopriamola meglio. >  Proprietà del fieno >  Modalità d'uso >  Controindicazioni del fieno >  Descrizione della pianta >  L'habitat del fieno >  Curiosità Fieno greco  

Proprietà del fieno greco

semi di fieno greco contengono saponine steroidee (diosgenina, yamogenina), fitoestrogeni (vitexina, quercetina, luteolina), alcaloidi (trigonellina, genzianina), vitamine (PP, A, B1 e C), lisinatriptofanosali minerali (ferro, fosforo) e cumarine.  Per il contenuto di fosforo, in particolare, il fieno greco è considerato un intagratore naturale. I fitoestrogeni stimolano la crescita del seno e la produzione di latte, che però assume il caratteristico odore della pianta, dovuto all'olio essenziale, dall'aroma solitamente sgradito al lattante. All’azione sul sistema ormonale va imputato anche l’aumento dell’emopoiesi, ossia della produzione di cellule del sangue, utile contro l'anemia. Le saponine svolgono un'azione ipocolesterolemizzante, grazie alla capacità di questi principi attivi di legarsi col colesterolo ematico e ridurre così il suo assorbimento intestinale. Le mucillagini hanno proprietà antinfiammatorie e perciò sono indicate in presenza di irritazioni a carico delle mucose del sistema gastroenterico e di quello respiratorio. Questi principi attivi sono in grado di decongestionare i tessuti di bronchi e polmoni in caso di tosse; e di sfiammare la mucose dell'intestino in presenza di colite o stitichezza, data la capacità di aumentare il loro volume a contatto con i liquidi, conferendo alla pianta anche un'azione lassativa di tipo meccanico. Le fibre idrofile ostacolano l'attività degli enzimi glucidoattivi (amilasi) diminuendo così la disponibilità di glucosio. Studi clinici hanno dimostrato la validità dell'uso di questa pianta per la lotta al diabete: il decotto dei semi induce un abbassamento molto rapido del tasso di zuccheri nel sangue Infine la presenza di nutrienti come aminoacidivitaminelipidi e minerali, il fieno greco è impiegato efficacemente in caso di deperimentomagrezzaconvalescenze e astenia, per l'azione tonico-ricostituente, in quanto influisce beneficamente sul metabolismo, determinando un miglioramento dello stato generale e un risveglio dell'appetito. Queste sostanze lo rendono un efficace rimedio per far riacquistare il peso perduto dopo periodi di malattia o alimentazione squilibrata, grazie anche all'elevato contenuto calorico. Inoltre le sostanze steroidee anabolizzanti favoriscono la sintesi proteica e la formazione del tessuto muscolare.  

Modalità d'uso

È possibile trovarlo come polvere, estratto secco, preparato per infuso, al quale sono spesso aggiunti altri estratti (come quello di liquirizia) per correggerne il sapore. INFUSO: 1 cucchiaino in 300 ml di acqua bollente o 1,5 grammi di polvere lasciati macerare per tre ore nell’equivalente di tre tazze di acqua, da assumere in due-tre volte nell’arco della giornata.  

Controindicazioni del fieno

L'assunzione del fieno greco presenta alcune controindicazioni. Questa pianta officinale infatti, è sconsigliata nei diabetici per i suoi effetti ipoglicemizzanti. Se ne sconsiglia l'assunzione in contemporanea con altri farmaci, in quanto il fieno greco potrebbe diminuire l'assorbimento. Se ne sconsiglia l'uso in gravidanza, durante l'allattamento, e in caso di fibrillazione atriale, assunzione di diuretici o lassativi.  

Il fieno greco, come i semi di zucca, tra gli integratori naturali di fosforo

Semi di zucca  

Descrizione della pianta

Pianta erbacea annuale, cresce fino a 60 cm. Ha fusto eretto, cilindrico, resistente e ramificato. Le foglie sono alterne, trifogliate, che ricordano il trifoglio. I fiori, solitari, sono bianchi o giallini. Il frutto è un legume con semi piatti romboidali che emanano un intenso odore di fieno, spesso considerato sgradevole.  

L'habitat del fieno greco

Originaria del Medio Oriente e dal Nord Africa. Cresce su terreno ad elevata salinità e in clima asciutto. Diffusa in tutta l’area del Mediterraneo, la si trova più frequentemente nelle zone costiere, ma anche nelle aree submontane.  

Curiosità

Il nome del genere, Trigonella, si riferisce alla forma triangolare delle foglie; mentre il termine specifico foenum-graecum, cioè “fieno greco”, perché era stata appunto importata dalla Grecia a Roma, dopo che lo stesso Catone, che pure era tanto avverso a ogni importazione di prodotti stranieri, ne aveva raccomandata la semina, per i manifesti pregi dell’erba, quale fieno ingrassante per il bestiame. Gli Arabi la tenevano in grande pregio e ne consigliavano l’uso a chi voleva avere capelli folti e i polmoni resistenti. Nel Medioevo si mangiava cotta con fichi, datteri e molto miele per guarire le tossi e gli affanni del respiro. Era un tempo molto apprezzata in Tunisia dalle giovani donne che, con i semi macinati, zucchero e olio, facevano focacce e le mangiavano nei giorni precedenti le nozze per poter così presentarsi allo sposo più grassocce e e con un seno più turgido.
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VIGNA LOBIA – Vino Rosso Salento I. G. T. – Barricato 12 mesi

10.00

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Cosa vuol dire vino barricato?

Il termine "barricato" deriva dal termine francese "barrique".
Sapete già cos'è la barrique? E' la botte più piccola usata per affinare il vino. Cosa ci si deve aspettare in un vino che ha subito un invecchiamento in barrique? Facciamo un passo indietro e vediamo le caratteristiche della nostra botticella. La barrique ha una capacità di 225 litri, una capacità molto ridotta rispetto alle altre botti e dunque l'alto rapporto tra la superfice del legno e la quantità di vino significa veloce maturazione. La barrique è realizzata con doghe di rovere di varia provenienza (perlopiù francese e americana) che vengono stagionate all'aperto e poi tostate con l'utilizzo di fiamma viva. Come sarà dunque il vino barricato? Dovete tenere presente che: il legno è un materiale poroso e come tale permette un passaggio di ossigeno, responsabile proprio dell'invecchiamento del vino. Ne varia innanzitutto il colore: Il rosso rubino vira sul rosso granato, quasi mattone. E non finisce qui. Cambia il bouquet olfattivo perché la tostatura della barrique è una lavorazione che regala al vino caratteristici profumi: tipiche note di vaniglia , spezie, affumicatura. Famoso anche il sentore di cocco che deriva dalle barriques americane. E il gusto? Ebbene, il passaggio in barrique, varia anche le sensazioni al palato. Il legno di questa piccola botte cede al vino i suoi tannini, regalando un'elegante astringenza, mai troppo aggressiva capace di donare buon corpo al vino. Queste dunque le caratteristiche del vino barricato che ritroverete perlopiù nei vini rossi dopo l'affinamento in questi ormai arci noti contenitori.
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OTTAVIANELLO – Vino Rosso Salento I.G.T.

9.00
Vitigno Ottavianello | Assovini.it Il vitigno Ottavianello, a bacca nera, viene coltivato nella regione Puglia. L''Ottavianello è un vitigno che probabilmente deriva dal comune di Ottaviano, in provincia di Napoli, da dove la varietà sarebbe stata importata nella zona di Brindisi, precisamente nel comune di San Vito dei Normanni, per opera del marchese di Bugnano, verso la fine dell'Ottocento. Lo sviluppo del vitigno Ottavianello si è esteso anche nel sud della Francia e in Corsica (dove è una delle varietà più coltivate) con il nome di Cinsaut o Cinsault. In sud Africa prende il nome di Hermitage che, incrociato con il Pinot Noir, ha dato origine al Pinotage; se utilizzato come uva da mensa si chiama invece Oeillade. L'uva è impiegata esclusivamente per la vinificazione, di solito unita ad altre varietà pugliesi, alle quali conferisce rotondità e aromi. Ha una buona diffusione in tutta la Puglia, anche se molto raramente è vinificato in purezza: di solito è affiancato ad altri vitigni a bacca nera come il Negro Amaro, la Malvasia Nera di Brindisi o la Malvasia Nera di Lecce e, più raramente, il Primitivo. Il territorio che vede la maggiore presenza di Ottavianello è quello della provincia di Brindisi, dove il vitigno rientra nel disciplinare della DOC Ostuni.
  • Caratteristiche del vitigno
    • Foglia: media, pentagonale, pentalobata
    • Grappolo: medio, piramidale, allungato mediamente serrato
    • Acino: medio, ellissoidale-obovoide
    • Buccia: pruinosa, delicata e di colore violetto


  • Caratteristiche sensoriali del vino
    • Dal vitigno Ottavianello si ottiene un vino di colore rosso rubino che negli anni può diventare granato, ha sentori olfattivi che ricordano la frutta secca (nocciola e mandorla) e alcune spezie, e un sapore leggermente aromatico, morbido e persistente
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