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FARINA DI GRANO DURO SIMETO

3.5015.00

FARINA DI GRANO DURO SIMETO

Il Simeto è una varietà di frumento duro coltivato dalla nostra azienda nei terreni di proprietà situati nella splendida Torre dell'Orso. La farina che se ne ottiene, gialla e profumata, si presta bene alla preparazione di pasta e altri prodotti tipici della tradizione culinaria italiana blank La molitura artigianale a pietra del grano duro Simeto consente di conservare pienamente il patrimonio organolettico del frumento perchè non determina, durante il processo di macinazione, il surriscaldamento del chicco di grano. Prendono corpo così farine ad alto contenuto di fibra purissima, vitamine, proteine e sali minerali. Si apprezza il profumo autentico e la granulometria irregolare, nonchè la totale conservazione del germe, parte più nobile e saporita del seme. Farina dall'aspetto omogeneo, priva di grumi e frammenti grossolani. Indicata per Pane, pasta e altri prodotti da forno. Confezione da 1 kg e da 5 kg
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FORMAGGIO MISTO ALL’ORIGANO

10.00

FORMAGGIO MISTO ALL'ORIGANO

Il formaggio dal gusto estivo al sapore d'origano.

Il formaggio misto all’origano racchiude in sé i sapori tipici della cucina italiana: al primo assaggio ricorda immediatamente l’estate salentina, il sole, e la persistenza dell’aroma in bocca invita a proseguire nell’assaggio. Il mix di latte di mucca e di pecora, conferisce alla Caciottina un gusto equilibrato e delicato, accompagnato dal contrasto inimitabile dell'origano, ideale per uno spuntino o come ottimo accostamento per l’aperitivo all’italiana. È ottimo nella presentazione di antipasti freschi ed estivi. Può essere abbinato con vini bianchi e rosati, dal sentore erbaceo e buona acidità. Conservare in frigo da +2° a + 6°C per un massimo di 4 mesi - Forma intera
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AURORA VINO ROSATO SUSUMANIELLO

8.5045.00

AURORA - VINO ROSATO 100% SUSUMANIELLO

IL VINO PUGLIESE

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale.

I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro, malvasia, primitivo e susumaniello, da cui nasce il nostro vino rosato Aurora,  seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano.

Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi tra cui troviamo Aurora Vino Rosato D.O.C. , Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria.
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VINO NEGROAMARO ROSSO- PATRUNU RO – SALENTO IGT

7.0035.00

IL VINO PUGLIESE

PATRUNU RO’ - Vino Negroamaro - SALENTO ROSSO I.G.T.

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. blankI vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono Negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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SENO DI PONENTE – Vino Rosato Salento I. G. T.

7.50

Come si fa e come si abbina il vino rosato

Sul vino rosato se ne sentono davvero di tutti i colori. In molti sono convinti che nasca dalla miscelazione di vini bianchi e rossi (pratica peraltro vietata dalla legge), e questo non ha certo aiutato la sua reputazione. Nonostante sia spesso snobbato e sottovalutato, questa tipologia di vino può regalare invece grandi sorprese: perché è versatile, fresco, e per molte caratteristiche è la via di mezzo perfetta tra bianco e rosso. Facciamo quindi un po' di chiarezza su come si fa il vino rosato, sulle sue caratteristiche e sugli abbinamenti! rosati_slider

Che cos'è il vino rosato

Il vino rosato, nasce in Italia durante la Seconda guerra mondiale: nel 1943, in Salento, l'azienda Leone De Castris produce il primo Five roses, ottenuto da 90% Negroamaro e 10% Malvasia Nera e molto diffuso ancora oggi in Italia e negli Stati Uniti. Seppur possano essere ottenuti con lavorazioni leggermente diverse, i vini rosati sono ottenuti da uve a bacca rossa (tranne nel caso di alcuni spumanti la cui cuvèe di partenza è una miscela di uvaggi bianchi e rossi) con l'intento dichiarato di produrre un vino rosato. E il loro metodo di produzione è una via di mezzo tra quello dei vini rossi e dei vini bianchi. Perché?

Come si fa il vino rosato

Perché in molti casi comincia come quello dei vini rossi, cioè con la pigiatura e la macerazione del mosto a contatto con le bucce, che conferiscono tannini, aromi, polifenoli e il caratteristico colore rosso. Il contatto con le bucce, però, dura molto meno rispetto a quanto avviene per i vini rossi (da poche ore a 2 giorni, a seconda della tipologia di uva, del colore e dell'aromaticità desiderati), motivo per il quale il colore finale è rosato; dopodiché il processo segue i medesimi step della vinificazione in bianco: fermentazione in contenitori di acciaio e cemento e non di legno, svinatura e imbottigliamento. Per via del basso contenuto di polifenoli e della tendenza a perdere rapidamente acidità e aromaticità, i vini rosati non sono adatti per l'affinamento in bottiglia e danno il meglio di sé se consumati entro due anni dalla vendemmia. come_si_fanno_vini_rosati

Le tipologie di vino rosato

Dopo una descrizione generale, entriamo un po' di più nel dettaglio. I vini rosati si suddividono in varie categorie a seconda della tipologia e delle tempistiche della macerazione: - Vin gris (vino grigio): hanno un colore rosa tenue, sono ottenuti da uve a bassa capacità colorante. Il colore del vino viene rilasciato dall'uva stessa durante la pigiatura e la macerazione del mosto a contatto con le bucce non viene effettuata. - Blush wines: prodotti con una tecnica simile a quella dei vin gris negli Stati Uniti, vengono vinificati in bianco, ottengono il colore durante la pigiatura e sono lievemente effervescenti. - Vini di una notte: effettuano una macerazione del mosto a contatto con le bucce per un periodo di 6/12 ore. - Vini di un giorno: in questo caso la macerazione dura attorno alle 24 ore. - Saignée o salasso: durante la macerazione delle uve rosse a contatto con le bucce, viene prelevata una parte del mosto (fino al 20-30%) che viene vinificata in bianco.

Gli abbinamenti con i vini rosati

Pur avendo un aspetto più simile ai vini rossi, i vini rosati al gusto ricordano di più i vini bianchi. Generalmente, hanno un profumo piuttosto fruttato e floreale, mentre in bocca sono freschi ed equilibrati, con un tannino molto lieve e senza gli eccessi dei vini rossi strutturati. Per questo, sono una soluzione molto versatile e spesso vincente nell'abbinamento con i cibi, soprattutto quando appare difficile la scelta tra rosso e bianco. Sono quindi ottimi con antipasti di pesce, con piatti ricchi ma delicati come i risotti, con alcuni salumi, con le carni bianche, i piatti di verdure ma anche i dolci con la frutta. Caratterizzati da un grado alcolico solitamente compreso tra 12,5% e 13,5%, i vini rosati vengono apprezzati al meglio se serviti freschi, tra i 10 e i 12 C°.
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA – LATTINE DA 500 ML

5.00

L’olio extravergine di oliva dell’azienda Tenuta Roca Nuova (blend tra le varietà Ogliarola SalentinaCellina di Nardò e Leccino) è un olio elegante e di alta qualità, fiore all’occhiello della nostra produzione. Ha un grande potere nutraceutico dovuto all’alto livello di polifenoli in esso contenuto.

Luogo di produzione

Agro di Melendugno – Salento –  sito al centro della penisola salentina.

Epoca e metodo di raccolta

Dalla prima alla seconda decade di ottobre. Brucatura a mano e pneumatica.

Estrazione

A ciclo continuo. Spremitura a freddo entro tre ore dalla raccolta.

Profilo organolettico

All’olfatto il fruttato è ampio e pulito, caratterizzato da sentori di vegetali freschi e mandorla. Al gusto è avvolgente e sapido, con giusto equilibrio di amaro e piccante. Conferma le note decise di vegetali freschi ed erbe aromatiche.

Abbinamenti consigliati

Ideale per piatti a base di pesce, crostacei, frutti di mare, tartare di carne, verdure cotte e insalate, capresi, pinzimoni.

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BIRRA ARTIGIANALE BEARBANTE SALENTINA IN FUSTI DA 5 LITRI

42.0048.00
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LA BIRRA ARTIGIANALE BEARBANTE SALENTINA

Come nasce?

Nasce da processi produttivi laboriosi e perlopiù manuali.  Si comincia con l’ammostamento, fase in cui si disciolgono gli zuccheri in acqua calda, la cui temperaturadipende dalla Tipologia di birra che si vuole ottenere. Quando ormai tutti gli zuccheri sono disciolti si passa alla filtrazione naturale del mosto facendolo scorrere lentamente tra le trebbie del malto, che trattenendo le eventuali farine ed impurità, rilasciano lentamente un mosto limpido e dolcissimo. Al mosto così ottenuto vengono aggiunti i fiori di diverse varietà di luppolo e portato ad ebollizione. Il processo completo richiede circa una giornata di lavoro. Al termine si procede ad un rapido raffreddamento e all’inoculo dei lieviti selezionati: esseri unicellulari che riescono a trasformare gli zuccheri in alcol, anidride carbonica e particolari esteri e sentori che caratterizzano il prodotto. La Birra Artigianale, si distingue da quelle non artigianali poiché NON E’ PASTORIZZATA, quindi è un prodotto “vivo” grazie al continuo lavoro dei lieviti, NE’ FILTRATA MECCANICAMENTE mantenendo inalterate le proprietà organolettiche e, SENZA CONSERVANTI. Viene prodotta in quantitativi limitati e c’è molta più cura e ricercatezza nella scelta delle materie prime. Una birra non artigianale è pronta per la vendita in pochi giorni, una birra artigianale richiede almeno 45/60 giorni tra fermentazione e rifermentazione naturale in bottiglia; per alcune addirittura, ci vogliono anni di pazienza e lavoro prima di poter essere degustate. Il lavoro e le lunghe attese, sono ripagate dalla piacevolezza e dalla complessità olfattiva-gustativa che il prodotto ci regala. Buona e tanta birra a tutti!!!  
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ZAFF – LIQUORE ALLO ZAFFERANO

15.00
Il Gran Liquore di San Domenico Zaff prende il nome dal Convento del XV secolo dei Frati Domenicani di Lecce, Oggi questo eccellente prodotto è stato riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come P.A.T. (Prodotto Agroalimentare Tradizionale Pugliese) A un primo sorso, lo Zaff si presenta gentile, affabile, quasi fosse un ospite dolce e gradito che rivela solo in seguito una nota da despota: una volta mandato giù, infatti, permangono in bocca il sentore e sapore delle erbe, percebili in modo netto e deciso. Lo zafferano diviene elemento caratterizzante, grazie alle sue molteplici azioni, da quella stimolatrice dell’apparanto digerente sino a quella di contrasto per l’invecchiamento. Un rimedio per l’infelicità, ma anche un prodotto dalle proprietà afrodisiache, espressione del nostro amato patrimonio culturale italiano. Conservazione: Si consiglia di mantenere il liquore lontano da fonti di calore e luce intensa e di consumarlo preferibilmente entro un anno dall’apertura della bottiglia.
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