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BOMBA SALENTINA

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PESTO DI CIME DI RAPA PICCANTE

5.50

RICETTA CONSIGLIATA

Strangozzi al pesto di cime di rapa: per la stagione fredda

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Gli strangozzi al pesto di cime di rapa piccante sono un primo piatto ricco e saporito che combina ingredienti provenienti da diverse regioni dello Stivale. Gli strangozzi sono dei grossi spaghetti originari dell’Umbria preparati solitamente con un impasto di acqua e farina che viene poi tirato a mano fino ad arrivare allo spessore desiderato. Si tratta di una pasta molto ruvida e consistente, che ben si adatta ad essere servita con pesti e creme. Le cime di rapa sono invece degli ammassi floreali prodotti da una pianta erbacea da orto della famiglia delle rape coltivata soprattutto in Lazio, Campania e Puglia. Le cime di rapa sono dette anche broccoletti e sono il più classico dei condimenti per le orecchiette pugliesi. In questa ricetta si uniscono due tradizioni, per creare un piatto interregionale. Abbiamo completato il piatto con fiocchi di ricotta, parmigiano grattugiato e noci. Il pesto di cime di rapa è piccante e cremoso, ma se volete dare una marcia in più agli strangozzi potete sostituire il parmigiano con una spolverizzata di ricotta salata.

PREPARAZIONE STRANGOZZI AL PESTO DI CIME DI RAPA

  1. 1
    Portate a bollore una pentola di acqua capiente. Quando l’acqua comincia a bollire, salatela e tuffate le cime di rapa. Cuocetele per 5 minuti, poi scolatele con una schiumarola e usate l’acqua per lessare la pasta. (Questa prima fase viene saltata se utilizzate il nostro pesto)
  2. 2
    Intanto frullate le noci con l’olio, poco sale. Unite la ricotta e il pesto.
  3. 3
    Scolate la pasta al dente, e passatela in padella con il sugo di cime di rapa.
Decorate con qualche fiocco di ricotta, i gherigli di noce e una spolverizzata di parmigiano.

VARIANTE STRANGOZZI AL PESTO DI CIME DI RAPA

Potete completare il piatto con una grattugiata abbondante di ricotta salata in sostituzione del parmigiano.
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TARALLI GLASSATI

3.00
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OLIVE VERDI IN SALAMOIA

8.50

 Olive verdi in Salamoia

Le nostre olive verdi non solo ti delizieranno con il loro gusto irresistibilmente speziato, ma ti condurranno in un viaggio culinario Salentino in  una soleggiata giornata di fine estate. Anche tu senti già il canto delle cicale?

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Naturali e aromatiche

Le olive verdi vengono raccolte particolarmente in anticipo, ciò che conferisce loro un sapore intenso. Anche la polpa è un po' più soda di quelle delle olive mature.  Prima di arrivare a casa tua, vengono messe in salamoia e lasciate allo stato naturale con il nocciolo cosi da non perdere il gusto fresco e speziato.

Olive verdi: una delizia a tutto tondo

Le nostre olive verdi in salamoia sono ideali per la preparazione di paste salate e salse fresche o per affinare piatti e insalate. Naturalmente le si possono usare anche per fare il pane alle olive in casa o come ingrediente per piatti e ricette mediterranee dal sapore speziato. Il loro gusto forte conferirà un tocco speciale a qualsiasi tua creazione culinaria. Se vuoi rendere il tuo aperitivo con gli amici gustoso e piccante, prova le olive verdi in compagnia di un bicchiere di vino del Salento o con una nostra birra artigianale Bearbante Salentina. 

La particolarità delle nostre olive verdi

Come già ben sai, molto spesso le olive vengono offerte denocciolate per facilitarne la lavorazione o il consumo diretto. Tuttavia, spesso si dimentica che le olive senza nocciolo perdono molto più velocemente il loro aroma particolare. Se vuoi il massimo del gusto piccante, acquista da noi le olive verdi con nocciolo. Tieni anche presente che non sono solo una fonte di fibre, ma anche ricchi di acidi grassi insaturi.
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TARALLI DOLCI – AL VINO PRIMITIVO

3.00
Per chi si volesse tentare da casa a realizzare i taralli al vino primitivo, vi allego una ricetta di facile esecuzione: Ingredienti per una cinquantina di taralli 650 gr di farina "0" 180 gr di olio extravergine di oliva TENUTA ROCA NUOVA 150 gr di vino rosso Primitivo kRASI 100 gr di zucchero 90 ml di acqua 1 cucchiaino di sale 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio zucchero di canna per lo spolvero finale mandorle pelate (una cinquantina)   Tarallini dolci al vino e mandorle Per preparare i taralli dolci al vino primitivo bisogna mescolare gli ingredienti in un robot da cucina (o a mano per chi non lo avesse). Chi utilizzatail Bimby, deve usare modalità spiga inserendo dapprima i liquidi poi le polveri. Di farina ce ne potrebbe andare di meno o di più, dipende dall’olio utilizzato e dal tipo di farina. Io ho usato il nostro, quindi la quantità è riferita al nostro extravergine. L’impasto ha raggiunto la consistenza giusta quando si presenta non appiccicoso ma non troppo secco. Una volta preparato l’impasto rovesciarlo su una spianatoia e tagliarlo e pezzi. Cospargere lo zucchero di canna su un lato della spianatoia e rotolare i pezzi di impasto formando dei cilindri. Tagliare i cilindri in pezzi da 5 cm circa e chiuderli ad anello. Disporre una mandorla nel buco del tarallino e sistemare su una teglia da forno rivestita da carta da forno. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti circa. Conservare i taralli dolci al vino in una scatola di latta.
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OLIO VERGINE DI OLIVA, ESTRATTO A FREDDO, LATTINA DA 5 LITRI

32.50

Olio Vergine di Oliva, Estratto a Freddo, lattina da 5 litri

Annata: 2022/2023

Gusto: FRUTTATO DELICATO

Si definisce così l’olio ottenuto dalla spremitura delle olive mediante processi esclusivamente meccanici, in condizioni che ne prevengano qualunque tipo di alterazione.
Per essere classificato come tale, l'olio di oliva vergine non deve subire alcun trattamento, oltre al lavaggio delle olive, alla decantazione, alla centrifugazione e alla filtrazione.
In base alla percentuale di acidità libera e al profilo organolettico, gli oli di oliva vergini si distinguono in:
  • OLIO DI OLIVA EXTRA VERGINE: l’olio di oliva vergine con caratteristiche organolettiche superiori, privo di difetti, con acidità libera, espressa in acido oleico, che non supera gli 0,8 grammi per 100 g (≤ 0,8%).
  • OLIO DI OLIVA VERGINE: caratterizzato da un’acidità libera, espressa in acido oleico, che non supera i 2 grammi su 100 g (≤ 2,0%).
  • OLIO DI OLIVA VERGINE LAMPANTE: non ne è ammessa la vendita al dettaglio perché  caratterizzato da difetti organolettici e un’acidità libera elevata che, espressa in acido oleico, è superiore a 2 grammi per 100 g (> 2,0%).
Nel 2020 ha ricevuto la menzione speciale, al Puglia Food Awards come uno tra i migliori oli extravergini pugliesi. blankLe olive vengono macinate a freddo entro massimo tre ore dalla raccolta presso un frantoio di fiducia,  danno così vita ad un olio dal colore verde, leggermente velato. Il profumo si presenta molto fruttato ma pulito, caratterizzato da sentori di vegetali freschi e mandorla. Il gusto è avvolgente e sapido, con giusto equilibrio di amaro e piccante. Conferma le note decise di vegetali freschi ed erbe aromatiche, in un buon equilibrio tra amaro e piccante. Chiude con una nota che ricorda l'origano.  L'olio extravergine di oliva, estratto a freddo, da usare principalmente a crudo, è ideale per piatti a base di pesce, crostacei, frutti di mare, tartare di carne, verdure cotte e insalate, capresi, pinzimoni. Ha un grande potere nutraceutico dovuto all'alto livello di polifenoli in esso contenuto.

CHE DIFFERENZA C’È TRA OLIO D’OLIVA, OLIO VERGINE D’OLIVA E OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA?

 
Risultato immagini per olio extravergine di oliva
L’olio è alla base della piramide alimentare in un’alimentazione sana ed equilibrata. Colonna portante della dieta mediterranea, l’olio è sempre presente sulle nostre tavole. Base grassa del soffritto del ragù, parte di una marinatura, mezzo di cottura per i fritti o semplicemente un giro a crudo sull’insalata. Intorno alla magnifica e costante presenza del cosiddetto “oro della terra”, si è creata però molta confusione quando si deve distinguerne le topologie. Scorrendo le pagine del web ci sono tante imprecisioni che spesso disorientano il consumatore anziché fugare i suoi dubbi. Cosa strana dato che la materia è stata ampiamente e precisamente disciplinata dall’UE. Sotto il profilo merceologico e dal punto di vista commerciale con il Reg CE 1513/2001. La disciplina suddivide l’olio in sei categorie e per la prima di esse prevede due sottocategorie. Per semplificare ci concentriamo sulla differenza tra olio d’oliva, olio vergine d’oliva e olio extravergine Sappiamo per certo che l’olio extravergine d’oliva è il migliore. Ci è stato ripetuto a casa, in televisione, dal medico o dal personal trainer in palestra: è vero! Ma perchè? A questa domanda si allaccia la prima distinzione che riguarda la differenza tra olio vergine e olio extravergine di oliva. Ambedue fanno parte della categoria degli oli vergini. Gli oli vergini sono ottenuti attraverso un processo meccanico di estrazione. Non subiscono trattamenti mediante l’utilizzo di solventi o altri processi chimici. Gli unici trattamenti che possono subire sono il lavaggio, la decantazione, la centrifugazione e la filtrazione. La condizione essenziale è che l’olio non subisca alcuna alterazione.

MA QUAL’È LA DIFFERENZA TRA OLIO VERGINE ED OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA?

La risposta è l’acidità. – Olio extravergine di oliva. Deve avere tutte le caratteristiche descritte sopra e un quantitativo di acido oleico che può arrivare al massimo a 0,8g per 100g. – Olio vergine d’oliva. Oltre alle caratteristiche proprie della sua categoria, deve avere un quantitativo di acido oleico al massimo di 2g per 100g. Importante è capire che l’acidità che percepiamo semplicemente col nostro palato non sempre corrisponde a quella effettiva che è il risultato di un’attenta analisi chimica. Ora che conosciamo la differenza tra olio vergine e olio extravergine d’oliva possiamo aggiungere il tassello mancante: la loro differenza rispetto all’olio d’oliva. L’OLIO D’OLIVA Quando al supermercato vedete nell’etichetta Olio di oliva significa che è un olio ottenuto dal taglio di olio di oliva raffinato con un olio di oliva vergine. Ha un quantitativo di acido oleico non superiore a 1 g per 100 g. L’olio di oliva è il frutto del mescolamento tra l’olio d’oliva raffinato e un olio vergine o extravergine. La raffinazione dell’olio avviene mediante processi chimici su oli ricavati da olive che possono avere difetti perchè attaccate da mosche o insetti di altro tipo o su oli che hanno un contenuto di acidi oleici tali da non poter rientrare nella categoria dei vergini. L’olio d’oliva per quanto abbia un tenore di acidità inferiore rispetto all’olio extravergine e vergine di oliva, è di qualità inferiore perchè frutto del taglio di oli ottenuti per mezzo di processi differenti. Se volete vedere gli altri formati visionate il nostro shop: https://tenutarocanuova.com/categoria-prodotto/olio-extravergine-di-oliva/
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MIELE MILLEFIORI DEL SALENTO

7.50

MIELE MILLEFIORI DEL SALENTO

Il miele millefiori del Salento è uno dei più comuni e più diffusi e sa conquistare tutti con il suo sapore delicato. Mai uguale a sé stesso, ogni vasetto è un estratto del territorio e della stagione in cui è stato prodotto dalle api. Se qualcuno ti ha detto che è un prodotto di serie B rispetto ai più raffinati e ben identificabili monoflora, fatti una bella risata! Il miele millefiori ha una grande ricchezza aromatica: è frutto dell’estro creativo della natura. È una tavolozza di tonalità e gradazioni straordinarie che possono regalare sensazioni ogni volta nuove e inattese. È ricco di nutrienti ed è un super alleato per combattere i mali di stagione. Inoltre, nutre capelli e pelle. Scopriamo insieme tutte le caratteristiche di questo sano e delizioso alimento, oltre ai suoi utilizzi cosmetici.

Un prodotto unico dell’estro della natura

Il miele millefiori del Salento, proviene da fiori di specie diverse. A seconda del colore può essere distinto in due tipologie:
  • Millefiori dal colore chiaro, quasi trasparente: il suo sapore, molto delicato e dolce, lo rende piacevole a tutti e adatto a molteplici usi e ricette. È amato anche dai più piccoli;
  • Millefiori dal colore un po’ più scuro e ambrato: ha un gusto più deciso e può ricordare vagamente la melata. È tipico delle zone montane, dove numerose sono le piante di castagno e frutti di bosco.
Il miele millefiori è un prodotto unico nel suo genere, che può avere origine in varie zone: collinari, montuose e pianeggianti. Unisce in sé le proprietà di svariate piante: profumo e sapore possono avere note diverse, che cambiano a seconda della zona di produzione. Al palato la sua scala aromatica è estremamente ampia e peculiare e può riservare sorprendenti aromi, mai uguali tra loro. Anche il momento della raccolta influisce notevolmente sulle caratteristiche del miele: le piante da cui le api attingono il nettare subiscono continue evoluzioni di mese in mese e possono quindi aggiungere sfumature di gusto particolari in periodi diversi. ape che succhia il nettare su un fiore viola

Il segreto del millefiori? Aromi e profumi sempre diversi

Il miele millefiori del Salento viene prodotto in zone molto simili tra loro, con tantissime varietà di fiori dalle quali è ricavato. Ad alte altitudini, come in montagna, troveremo sempre specie di piante diverse rispetto alle zone di pianura o di collina. La provenienza geografica influisce sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, che può assumere colori e sapori particolari, con gradazioni sempre uniche. La caratteristica comune a tutti i millefiori, quella che lo rende tanto amato e utilizzato, è comunque il variegato mix di piante che lo compongono. Non c’è mai un millefiori identico a un altro. Se si considerano tutte le possibili combinazioni (periodo, luogo, varietà) è facile intuire qual è il suo segreto: è impossibile determinarne caratteristiche precise e ricorrenti. La prerogativa del miele millefiori è l’ampiezza di aromi e profumi che lo compongono e che possono stupire ogni volta chi lo sceglie.  

Ricco di nutrienti, elisir di salute e bellezza

Il miele millefiori del Salento è più ricco di sostanze nutritive rispetto alle varietà monoflorali: i pollini di specie vegetali differenti tra loro, infatti, lo rendono un vero e proprio concentrato di nutrimenti. Scopriamo quali sono le sue proprietà più importanti:
  • Ottimo per bambini, donne in gravidanza e anziani: è un importante alimento energetico per chi è in fase di crescita o per chi deve rinvigorire le forze. Favorisce lo sviluppo delle ossa. Si ritiene che sia anche in grado di migliorare le funzioni cognitive. Può essere un utile apporto nutrizionale per le donne in gravidanza, così come per chi è in convalescenza. È una preziosa fonte di energia anche per gli sportivi.
  • Secondo alcuni studi, il miele millefiori potrebbe essere utile anche per contrastare le allergie stagionali. Assumendolo a piccole dosi, si riscontra un miglioramento delle reazioni dell’organismo.
  • Nutre pelle e capelli: è ottimo per preparare impacchi e maschere naturali per migliorare aspetto e tonicità della cute. Può essere utile anche per contrastare l’acne in modo del tutto naturale. È efficace per la cicatrizzazione di ferite e bruciature. È indicato anche per alleviare il rossore e il prurito determinato dalle punture di zanzara grazie alle funzioni antibatterica e lenitiva. Restituisce luminosità e vigore alla chioma
  • Non contiene glutine, quindi è adatto anche per chi ha problemi di celiachia o intolleranze.
 

Molte calorie, ma buone e subito disponibili

Una porzione di 100 grammi di miele millefiori contiene 304 calorie, così distribuite:
  • zucchero: 82 g
  • fibre alimentari: 0,2 g
  • proteine: 0,3 g
  • potassio: 52 mg
  • sodio: 4 mg
  • lipidi: totalmente assenti
Tra gli zuccheri predominano fruttosio, glucosio e maltosio. Questo può far tirare un sospiro di sollievo a chi si preoccupa degli effetti negativi sulla bilancia. Il fruttosio è un prodotto completamente naturale, meno dannoso degli zuccheri raffinati dall'uomo. Rilascia energia più lentamente senza l’intervento dell’insulina, senza creare picchi glicemici che possono essere negativi per l’organismo. Le calorie sono immediatamente disponibili; ottimo per fissare i minerali, nello specifico calcio e magnesio nelle ossa. Le altre componenti principali del miele millefiori sono acqua, acidi, proteine, sali minerali, soprattutto potassio e sodio; racchiude anche pigmenti e aromi dei fiori, enzimi, vitamine del gruppo B e vitamina C. Essendo un ottimo dolcificante naturale può essere utilizzato anche in numerose ricette di cucina, ma per mantenere inalterate le proprietà benefiche è consigliato utilizzarlo a freddo.  

Scegli miele millefiori grezzo

Il metodo di produzione influisce molto sulle proprietà antibatteriche e antiossidanti del miele, per questo è bene acquistare un prodotto grezzo e fresco, cioè non sottoposto a lavorazione industriale, e di preferenza biologico. In altre parole, la varietà dei fiori deve essere frutto del lavoro delle api che, in aree naturali, sono libere di volare per raccogliere nettare e polline dove preferiscono, combinando le fioriture. Sono quindi “false” le combinazioni ottenute meccanicamente, con un processo di miscelatura posteriore realizzato dall’uomo in fase produttiva per mettere insieme elementi diversi. Il millefiori è come una dolce fotografia del luogo da cui proviene: è l’espressione a tutto tondo di odori, colori e sapori di un territorio. Non dimenticare che è comunque un prodotto di nicchia e che ogni vasetto può essere una sorpresa diversa dalle precedenti. Scegli quindi un prodotto privo di sostanze chimiche, non pastorizzato e non confezionato da più di un anno, in modo che le sue proprietà benefiche non siano alterate. L’ideale è preferire un miele locale, prodotto dall’apicoltore di fiducia o la cui origine sia controllata. Per andare sul sicuro, meglio optare per piccole aziende artigianali in negozi specializzati, sia online, sia al dettaglio. Se proviene da zone di montagna, dove l’aria è meno inquinata, risulta più salutare e più ricco di sostanze nutritive.  

È naturale che cristallizzi! Come conservarlo bene

Attenzione ai falsi miti: non è vero che un miele è di qualità solo se è liquido. La cristallizzazione è un processo naturale ed è un segno della sua genuinità. In altre parole, è una caratteristica intrinseca del miele. Solo alcune tipologie (per esempio quello di acacia) non subiscono questa trasformazione. La cristallizzazione si verifica in tempi diversi, a seconda della composizione del prodotto. C’è una regola precisa: maggiore è il contenuto di glucosio, prima si verifica il processo. Il miele millefiori, per esempio, tende a cristallizzare in fretta, già dopo alcuni mesi. Per evitarne l’indurimento e avere un prodotto che non cambia il proprio stato liquido, alcune aziende applicano uno stratagemma: la pastorizzazione a 75° gradi. Attenzione, però, a questo particolare: riscaldare il miele fino a queste alte temperature fa perdere alcune qualità benefiche. Come fare per conservare bene il miele millefiori? Grazie alle sue proprietà antibatteriche, ha una durata lunga, ma alcune caratteristiche dell’ambiente come umidità, calore e luce possono influire sulla sua composizione. È consigliato quindi richiudere bene il barattolo dopo l’utilizzo e conservarlo in un luogo asciutto, a temperatura ambiente.  

Uso in cucina del miele millefiori

Il miele millefiori, con il suo sapore dolce e sorprendente per le sue tante note diverse, si può usare in modi svariati in cucina: provane un cucchiaino nel caffè o latte, sulle fette biscottate, ma anche nello yogurt naturale. Si può usare anche sul gelato, nelle macedonie e per preparare biscotti e torte. Ottimo accompagnato ai formaggi, diventa una presenza immancabile per condire le insalate: per esempio, sperimentalo con finocchi crudi, pomodori secchi, pinoli, arance, olive nere, sale rosa e olio extravergine d'oliva.  

Il miele: una storia che attraversa i secoli

Fin dall’antichità, il miele ha rappresentato per l’uomo l’unico alimento zuccherino concentrato. Le prime tracce risalgono al IV millennio a.C. L’etimologia deriva probabilmente da melit, parola della lingua ittita. Il miele è arrivato fino a noi attraverso millenni, civiltà e religioni diverse:
  • Nell’antico Egitto gli apicoltori seguivano la fioritura delle piante lungo le sponde del Nilo, in quanto era loro usanza porre dei vasi pieni di miele di fianco alle mummie. Inoltre era utilizzato per ricette alimentari e per la cura di piaghe e piccole ferite.
  • Sumeri producevano maschere a base di argilla, miele e olio di cedro.
  • Nel codice di Hammurabi sono presenti “frasi” che tutelano gli apicoltori dai furti.
  • Per i Greci aveva un ruolo fondamentale nei riti in cui venivano praticate offerte votive ed era considerato “il cibo degli dei”, fatto cadere dal cielo per allietare la vita mortale.
  • Romani lo utilizzavano come conservante e dolcificante; ne importavano una grande quantità dalle isole greche, dalla Spagna e da Malta (il cui nome è probabile che derivi da terra del miele).
  • Nella religione induista è considerato uno dei “cinque elisir dell’immortalità”, mentre in quella buddista è indicato come la condizione di “beatitudine suprema”. Per i cristiani “scorre come un fiume nella Terra Promessa” (Antico Testamento).
Con i suoi millefiori, il miele è un alimento dalle ottime proprietà. Un paio di cucchiai al giorno conferiscono energia, combattono le malattie da raffreddamento e possono depurare l’organismo. Il millefiori può essere solo l’inizio di un lungo viaggio. Per esempio, assaggia il miele di agrumi, oppure le note balsamiche di quello di eucalipto o il gusto unico del Fieno greco o, ancora quello delicato del Trifoglio. Sentirai che delizie!
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SAGNE ‘NCANNULATE DI ORZO ARTIGIANALI

3.80
Le sagne 'ncannulate di orzo  sono una ricetta tipica del Salento. ' Ncannulata significa attorcigliata, ed è proprio la modalità con cui viene preparata questa pasta fresca tipica di questa zona. A differenza di quelle di grano che vengono prodotte interamente da farina di semola di grano duro, queste hanno in aggiunta il 30% di farina di orzo . Parlando del Salento si pensa subito al mare, al sole, alla pizzica, alla cordialità della gente, ma senza alcun dubbio si pensa subito alla buona cucina. Insieme ai “ciciri e tria“, al rustico leccese, alla friseddha, sulle tavole della gente salentina non possono mancare le sagne 'ncannulate di orzo artigianali, le sagne attorcigliate. Le sagne ncannulate sono un classico esempio di come la preparazione tradizionale dei piatti fatti a mano, continua ancora oggi. Rimandano a una vita fatta di povertà e di semplicità. Le sagne 'ncannulate di orzo  artigianali e/o di grano  venivano preparate durante la domenica e per il condimento venivano scelti i prodotti stagionali. In particolare vengono preparate con un sugo di pomodori maturi “ricchi di sole della Puglia” ed una abbondante grattata di ricotta salata o un po’ di ricotta forte, chiamata schianta, prodotti tipici del Salento. Piatto semplice, fatto apposta per esaltare i veri sapori e la genuinità che solo i prodotti di qualità sanno dare. Sagne'ncannulate di orzo Il vino ideale da abbinare a questo piatto è un vino prodotto da vigneti di Negroamaro, uva autoctona del Salento. Le sagne ‘ncannulate di orzo sono presenti nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali redatto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 30 aprile1998, n. 173) e nell’Atlante dei prodotti tipici alimentari Pugliesi. A questo punto non resta che metterci a tavola e…buon appetito!
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MALVASIA NERA – Vino Salento Rosso I. G. T.

9.0045.00

IL VINO PUGLIESE - MALVASIA NERA

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I blankvigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo e Malvasia nera, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA – ANFORA PREGIATA DA 500 ML

10.00

L’olio extravergine di oliva dell’azienda Tenuta Roca Nuova (blend tra le varietà Ogliarola SalentinaCellina di Nardò e Leccino) è un olio elegante e di alta qualità, fiore all’occhiello della nostra produzione. Ha un grande potere nutraceutico dovuto all’alto livello di polifenoli in esso contenuto.

Nel 2021 ha ricevuto il premio come vincitore nella categoria OLIO  EVO, al Puglia Food Awardsblank

Luogo di produzione

Agro di Melendugno – Salento –  sito al centro della penisola salentina.

Epoca e metodo di raccolta

Dalla prima alla seconda decade di ottobre. Brucatura a mano e pneumatica.

Estrazione

A ciclo continuo. Spremitura a freddo entro tre ore dalla raccolta.

Profilo organolettico

All’olfatto il fruttato è ampio e pulito, caratterizzato da sentori di vegetali freschi e mandorla. Al gusto è avvolgente e sapido, con giusto equilibrio di amaro e piccante. Conferma le note decise di vegetali freschi ed erbe aromatiche.

Abbinamenti consigliati

Ideale per piatti a base di pesce, crostacei, frutti di mare, tartare di carne, verdure cotte e insalate, capresi, pinzimoni.

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CONSERVA DI PEPERONCINO (Cunserva Mara)

4.50

La Conserva di Peperoncino o "Cunserva Mara" è una vera e propria chicca della cucina tradizionale Salentina.

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La sua preparazione è davvero lunga e singolare, e il risultato è inimitabile. E' una ricetta della nonna: erano le nonne infatti, a preparare la "Conserva Mara" sulle terrazze, durante le lunghe ed assolate estati salentine. La Conserva di Peperoncino è una crema a base di pomodori, peperoni, cipolla e basilico, in proporzioni ben precise. Il tutto viene bollito e lavorato, così da dar vita ad una sorta di passata. Ma non finisce qui, perchè poi il tutto viene lasciato al sole ad asciugare e raffreddare. Un procedimento delicato, che garantisce un esito irresistibile. Come gustarla? Su una fetta di pane caldo è l'ideale! Ma è anche buona con la pasta e ceci o con la pasta e lenticchie, o più semplicemente sulla pasta al sugo.

Informazioni sulla conserva di peperoncino del Salento

Questa ricetta è una poesia. Nel corso degli anni è diventata un lusso e una prelibatezza, perché la preparazione prevede una procedura lunga e particolare, in cui amore e pazienza sono gli ingredienti principali. Quella della Conserva di peperoncino o  "Cunserva mara" è una delle tradizioni che ci siamo posti l’obiettivo di salvaguardare e lanciare verso il futuro, perché ci parla delle nostre nonne e delle terrazze calde d’estate.1/3 di peperoni, 2/3 di pomodori, cipolla, basilico fresco vengono bolliti e lavorati no a diventare una passata. Che viene disposta al sole in contenitori piccoli per raffreddarsi e condensarsi più rapidamente. Di giorno sta al sole, e la notte viene riparata in ambienti senza umidità. Un’operazione che viene ripetuta per diversi giorni e si conclude con l’impasto manuale della passata con olio extravergine di oliva, e l’invasettamento, per produrre 500 g di questa conserva occorrono 100 kg di prodotto fresco. Se davvero volete assaggiare il Salento, non potete che iniziare da qui.
Una punta sul coltello è sufficiente per insaporire e arricchire ogni piatto: può essere spalmata sul pane di grano caldo, o sulla carne, nella pasta, nei ceci o con la lenticchia. Più che piccante è saporita. Il sapore del sole, delle mani e della pazienza che solo le nostre nonne hanno saputo tramandarci.
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CONDIFRISA

4.50
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LAMPASCIONI

4.80
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FORMAGGIO MISTO LATTE DI MUCCA E LATTE DI PECORA

10.00

FORMAGGIO MISTO LATTE DI MUCCA E LATTE DI PECORA

Il formaggio Cremoso è il prodotto base, e si caratterizza per la sua grande versatilità. Il mix di latte di mucca e di pecora, conferisce al nostro formaggio misto un gusto equilibrato e delicato, ideale per uno spuntino o come ottimo accompagnamento per l’aperitivo all’italiana. Il formaggio misto mucca e pecora,  si gusta al meglio fuso su un crostino di pane casereccio aggiungendo ingredienti a piacimento e fantasia! È consigliabile abbinarlo a un buon vino rosso del Salento, come un Negroamaro o un Primitivo, ma non dispiace la scommessa fatta con un 100% rosato di negroamaro. Da servire a temperatura ambiente. Conservare in frigo da +2° a + 6°C per un massimo di 4 mesi - Forma intera
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA – BOTTIGLIA DA 750 ml

10.00
L’olio extravergine di oliva, estratto a freddo dell'azienda Tenuta Roca Nuova (blend tra le varietà Ogliarola SalentinaCellina di Nardò e Leccino) è un olio elegante e di alta qualità, fiore all’occhiello della nostra produzione. Ha un grande potere nutraceutico dovuto all’alto livello di polifenoli in esso contenuto. Luogo di produzione
Agro di Melendugno – Salento –  sito al centro della penisola salentina. Epoca e metodo di raccolta Dalla prima alla seconda decade di ottobre. Brucatura a mano e pneumatica. Estrazione A ciclo continuo. Spremitura a freddo entro tre ore dalla raccolta. Profilo organolettico All’olfatto il fruttato è ampio e pulito, caratterizzato da sentori di vegetali freschi e mandorla. Al gusto è avvolgente e sapido, con giusto equilibrio di amaro e piccante. Conferma le note decise di vegetali freschi ed erbe aromatiche. Abbinamenti consigliati Ideale per piatti a base di pesce, crostacei, frutti di mare, tartare di carne, verdure cotte e insalate, capresi, pinzimoni.
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OTTAVIANELLO – Vino Rosso Salento I.G.T.

9.00
Vitigno Ottavianello | Assovini.it Il vitigno Ottavianello, a bacca nera, viene coltivato nella regione Puglia. L''Ottavianello è un vitigno che probabilmente deriva dal comune di Ottaviano, in provincia di Napoli, da dove la varietà sarebbe stata importata nella zona di Brindisi, precisamente nel comune di San Vito dei Normanni, per opera del marchese di Bugnano, verso la fine dell'Ottocento. Lo sviluppo del vitigno Ottavianello si è esteso anche nel sud della Francia e in Corsica (dove è una delle varietà più coltivate) con il nome di Cinsaut o Cinsault. In sud Africa prende il nome di Hermitage che, incrociato con il Pinot Noir, ha dato origine al Pinotage; se utilizzato come uva da mensa si chiama invece Oeillade. L'uva è impiegata esclusivamente per la vinificazione, di solito unita ad altre varietà pugliesi, alle quali conferisce rotondità e aromi. Ha una buona diffusione in tutta la Puglia, anche se molto raramente è vinificato in purezza: di solito è affiancato ad altri vitigni a bacca nera come il Negro Amaro, la Malvasia Nera di Brindisi o la Malvasia Nera di Lecce e, più raramente, il Primitivo. Il territorio che vede la maggiore presenza di Ottavianello è quello della provincia di Brindisi, dove il vitigno rientra nel disciplinare della DOC Ostuni.
  • Caratteristiche del vitigno
    • Foglia: media, pentagonale, pentalobata
    • Grappolo: medio, piramidale, allungato mediamente serrato
    • Acino: medio, ellissoidale-obovoide
    • Buccia: pruinosa, delicata e di colore violetto

  • Denominazioni vinificate in Puglia
    • Ostuni DOC
    • Murgia IGT
    • Salento IGT
    • Tarantino IGT
    • Valle d'Itria IGT

  • Caratteristiche sensoriali del vino
    • Dal vitigno Ottavianello si ottiene un vino di colore rosso rubino che negli anni può diventare granato, ha sentori olfattivi che ricordano la frutta secca (nocciola e mandorla) e alcune spezie, e un sapore leggermente aromatico, morbido e persistente
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