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CONDIFRISA

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LAMPASCIONI

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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA – BOTTIGLIA DA 750 ml

10.00
L’olio extravergine di oliva, estratto a freddo dell'azienda Tenuta Roca Nuova (blend tra le varietà Ogliarola SalentinaCellina di Nardò e Leccino) è un olio elegante e di alta qualità, fiore all’occhiello della nostra produzione. Ha un grande potere nutraceutico dovuto all’alto livello di polifenoli in esso contenuto. Luogo di produzione
Agro di Melendugno – Salento –  sito al centro della penisola salentina. Epoca e metodo di raccolta Dalla prima alla seconda decade di ottobre. Brucatura a mano e pneumatica. Estrazione A ciclo continuo. Spremitura a freddo entro tre ore dalla raccolta. Profilo organolettico All’olfatto il fruttato è ampio e pulito, caratterizzato da sentori di vegetali freschi e mandorla. Al gusto è avvolgente e sapido, con giusto equilibrio di amaro e piccante. Conferma le note decise di vegetali freschi ed erbe aromatiche. Abbinamenti consigliati Ideale per piatti a base di pesce, crostacei, frutti di mare, tartare di carne, verdure cotte e insalate, capresi, pinzimoni.
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OLIO EXTRAVERGINE AROMATIZZATO

5.00

L'OLIO EXTRAVERGINE AROMATIZZATO

Olio aromatizzato: tecniche di preparazione

Le tecniche di preparazione di questi particolari oli sono molteplici, ma stiamo attenti perché non tutti gli oli aromatizzati sono uguali. Anzi! Ci ricordiamo delle bottigliette unte e colorate di rosso con una poltiglia sul fondo che venivano chiamate “olio al peperoncino” e funestavano moltitudini di tavoli di pizzerie in Italia? E un tempo se non c’erano i pezzi di peperoncino all’interno si dubitava che fossero di qualità. Ancora oggi qualcuno ha le idee confuse su questi prodotti. Innanzitutto l’olio che è contenuto nelle bottigliette di che tipologia è? In etichetta normalmente deve essere scritto. Un tempo si usavano gli oli più scadenti per aromatizzarli in quanto le tecniche di ottenimento erano talmente invasive che era meglio un olio neutro che un olio aromatico. Oggi il mondo è cambiato e, finalmente, sono cambiati i consumatori.  

Olio aromatizzato in olio extra vergine di oliva

La maggior parte degli oli aromatizzati sono a base di Olio Extra Vergine di Oliva, se non lo sono giudicateli già di qualità inferiore. Poi la tecnica più utilizzata per l’aromatizzazione è quella di inserire nell’olio pronto (normalmente filtrato) gli aromi e lasciarli al buio a temperatura ambiente per una decina di giorni. Una tecnica che permette la parziale estrazione degli oli essenziali aromatici e che però compromette la qualità verde dell’olio in quanto perde tutte le sue proprietà profumate causando le ossidazioni. Un’altra tecnica che viene a volte usata è quella di portare l’olio per qualche minuto a temperatura di circa 40–50 °C, temperatura ideale per estrarre gli oli essenziali aromatici e farli fuoriuscire dalle cellette vegetali in cui sono contenuti. Questa tecnica comporta una perdita di profumi dell’olio ma limita i fenomeni ossidativi e degenerativi. L’aromatizzazione è però migliore e più netta.  

Olio aromatizzato in molitura

Un'atra  tecnica straordinaria che mantiene l’integrità sia dell’olio sia degli oli essenziali aromatici senza causare ossidazioni di alcun tipo è quella della molitura.  Quando le olive sono pronte da molire, si mette all’interno della stessa vasca di molitura a martelli le olive e la pianta aromatica o gli elementi aromatizzanti. In questo modo l’olio esce sia dalle microcelle delle olive che da quelle vegetali in cui si sono formati. Oli e Olio sono solubili tra di loro e quindi si mescolano e si amalgamano come d’incanto. Dopo molitura e gramolatura la soluzione di oli esce dalla macchina ed entra nella centrifuga che elimina l’acqua. Alla fine l’olio che si ottiene è perfettamente aromatizzato e mantiene tutte le sue caratteristiche di altissima qualità. Profumi e sapori agrumati, la durezza del limone si adatta perfettamente alla dolcezza di olive accuratamente selezionate, creando un olio dal gusto fresco e interessante.
Questo è quello che noi di Tenuta Roca Nuova, prediligiamo ed utilizziamo.
Uso ideale: a crudo prima di servire la pietanza.
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MIELE DI FIENO GRECO

8.50

Fieno greco: proprietà, uso, controindicazioni

Il fieno greco (Trigonella foenum graecum) è una pianta della famiglia delle Fabaceae. Nota per le sue proprietà ricostituenti, è utile anche come ipocolesterolemizzante, mucolitico e antinfiammatorio. Scopriamola meglio. >  Proprietà del fieno >  Modalità d'uso >  Controindicazioni del fieno >  Descrizione della pianta >  L'habitat del fieno >  Curiosità Fieno greco  

Proprietà del fieno greco

semi di fieno greco contengono saponine steroidee (diosgenina, yamogenina), fitoestrogeni (vitexina, quercetina, luteolina), alcaloidi (trigonellina, genzianina), vitamine (PP, A, B1 e C), lisinatriptofanosali minerali (ferro, fosforo) e cumarine.  Per il contenuto di fosforo, in particolare, il fieno greco è considerato un intagratore naturale. I fitoestrogeni stimolano la crescita del seno e la produzione di latte, che però assume il caratteristico odore della pianta, dovuto all'olio essenziale, dall'aroma solitamente sgradito al lattante. All’azione sul sistema ormonale va imputato anche l’aumento dell’emopoiesi, ossia della produzione di cellule del sangue, utile contro l'anemia. Le saponine svolgono un'azione ipocolesterolemizzante, grazie alla capacità di questi principi attivi di legarsi col colesterolo ematico e ridurre così il suo assorbimento intestinale. Le mucillagini hanno proprietà antinfiammatorie e perciò sono indicate in presenza di irritazioni a carico delle mucose del sistema gastroenterico e di quello respiratorio. Questi principi attivi sono in grado di decongestionare i tessuti di bronchi e polmoni in caso di tosse; e di sfiammare la mucose dell'intestino in presenza di colite o stitichezza, data la capacità di aumentare il loro volume a contatto con i liquidi, conferendo alla pianta anche un'azione lassativa di tipo meccanico. Le fibre idrofile ostacolano l'attività degli enzimi glucidoattivi (amilasi) diminuendo così la disponibilità di glucosio. Studi clinici hanno dimostrato la validità dell'uso di questa pianta per la lotta al diabete: il decotto dei semi induce un abbassamento molto rapido del tasso di zuccheri nel sangue Infine la presenza di nutrienti come aminoacidivitaminelipidi e minerali, il fieno greco è impiegato efficacemente in caso di deperimentomagrezzaconvalescenze e astenia, per l'azione tonico-ricostituente, in quanto influisce beneficamente sul metabolismo, determinando un miglioramento dello stato generale e un risveglio dell'appetito. Queste sostanze lo rendono un efficace rimedio per far riacquistare il peso perduto dopo periodi di malattia o alimentazione squilibrata, grazie anche all'elevato contenuto calorico. Inoltre le sostanze steroidee anabolizzanti favoriscono la sintesi proteica e la formazione del tessuto muscolare.  

Modalità d'uso

È possibile trovarlo come polvere, estratto secco, preparato per infuso, al quale sono spesso aggiunti altri estratti (come quello di liquirizia) per correggerne il sapore. INFUSO: 1 cucchiaino in 300 ml di acqua bollente o 1,5 grammi di polvere lasciati macerare per tre ore nell’equivalente di tre tazze di acqua, da assumere in due-tre volte nell’arco della giornata.  

Controindicazioni del fieno

L'assunzione del fieno greco presenta alcune controindicazioni. Questa pianta officinale infatti, è sconsigliata nei diabetici per i suoi effetti ipoglicemizzanti. Se ne sconsiglia l'assunzione in contemporanea con altri farmaci, in quanto il fieno greco potrebbe diminuire l'assorbimento. Se ne sconsiglia l'uso in gravidanza, durante l'allattamento, e in caso di fibrillazione atriale, assunzione di diuretici o lassativi.  

Il fieno greco, come i semi di zucca, tra gli integratori naturali di fosforo

Semi di zucca  

Descrizione della pianta

Pianta erbacea annuale, cresce fino a 60 cm. Ha fusto eretto, cilindrico, resistente e ramificato. Le foglie sono alterne, trifogliate, che ricordano il trifoglio. I fiori, solitari, sono bianchi o giallini. Il frutto è un legume con semi piatti romboidali che emanano un intenso odore di fieno, spesso considerato sgradevole.  

L'habitat del fieno greco

Originaria del Medio Oriente e dal Nord Africa. Cresce su terreno ad elevata salinità e in clima asciutto. Diffusa in tutta l’area del Mediterraneo, la si trova più frequentemente nelle zone costiere, ma anche nelle aree submontane.  

Curiosità

Il nome del genere, Trigonella, si riferisce alla forma triangolare delle foglie; mentre il termine specifico foenum-graecum, cioè “fieno greco”, perché era stata appunto importata dalla Grecia a Roma, dopo che lo stesso Catone, che pure era tanto avverso a ogni importazione di prodotti stranieri, ne aveva raccomandata la semina, per i manifesti pregi dell’erba, quale fieno ingrassante per il bestiame. Gli Arabi la tenevano in grande pregio e ne consigliavano l’uso a chi voleva avere capelli folti e i polmoni resistenti. Nel Medioevo si mangiava cotta con fichi, datteri e molto miele per guarire le tossi e gli affanni del respiro. Era un tempo molto apprezzata in Tunisia dalle giovani donne che, con i semi macinati, zucchero e olio, facevano focacce e le mangiavano nei giorni precedenti le nozze per poter così presentarsi allo sposo più grassocce e e con un seno più turgido.
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VIGNA LOBIA – Vino Rosso Salento I. G. T. – Barricato 12 mesi

10.00

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Cosa vuol dire vino barricato?

Il termine "barricato" deriva dal termine francese "barrique".
Sapete già cos'è la barrique? E' la botte più piccola usata per affinare il vino. Cosa ci si deve aspettare in un vino che ha subito un invecchiamento in barrique? Facciamo un passo indietro e vediamo le caratteristiche della nostra botticella. La barrique ha una capacità di 225 litri, una capacità molto ridotta rispetto alle altre botti e dunque l'alto rapporto tra la superfice del legno e la quantità di vino significa veloce maturazione. La barrique è realizzata con doghe di rovere di varia provenienza (perlopiù francese e americana) che vengono stagionate all'aperto e poi tostate con l'utilizzo di fiamma viva. Come sarà dunque il vino barricato? Dovete tenere presente che: il legno è un materiale poroso e come tale permette un passaggio di ossigeno, responsabile proprio dell'invecchiamento del vino. Ne varia innanzitutto il colore: Il rosso rubino vira sul rosso granato, quasi mattone. E non finisce qui. Cambia il bouquet olfattivo perché la tostatura della barrique è una lavorazione che regala al vino caratteristici profumi: tipiche note di vaniglia , spezie, affumicatura. Famoso anche il sentore di cocco che deriva dalle barriques americane. E il gusto? Ebbene, il passaggio in barrique, varia anche le sensazioni al palato. Il legno di questa piccola botte cede al vino i suoi tannini, regalando un'elegante astringenza, mai troppo aggressiva capace di donare buon corpo al vino. Queste dunque le caratteristiche del vino barricato che ritroverete perlopiù nei vini rossi dopo l'affinamento in questi ormai arci noti contenitori.
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BOTRUS – Vino Rosso Salento I. G. T. “PASSITO”

9.50

Vino Passito

vini passiti sono vini ottenuti da uve sottoposte a procedimenti di disidratazione, più o meno avanzata, naturale o forzata. I passiti vengono a volte erroneamente catalogati tra i vini speciali, ma da un punto di vista normativo sono considerati vini normali, in quanto dopo il processo di vinificazione e prima di essere immessi sul mercato non vengono sottoposti a ulteriori interventi tecnici o all'aggiunta di altri componenti. Infatti i vini passiti sono prodotti utilizzando le stesse tecniche di vinificazione impiegate per i vini normali, con la sola differenza che le uve, prima di essere vinificate, vengono sottoposte per un periodo di tempo più o meno lungo ad appassimento, cioè a una riduzione o eliminazione dell'acqua (disidratazione) presente nell'acino. Lo scopo di tale procedimento è quello di sottoporre l'uva a sovramaturazione al fine di concentrare nella bacca numerosi composti, quali: zuccheri, acidi organici, sali minerali e profumi. I vini che si ottengono in seguito a questo processo sono detti "passiti" e sono solitamente caratterizzati da uno spiccato contenuto alcolico e da un residuo zuccherino più o meno elevato. Esistono anche i passiti liquorosi ovvero vini ottenuti da uve appassite e addizionati da una componente alcolica. Nell'ambito delle denominazioni, il passito liquoroso italiano più famoso è senz'altro la versione liquorosa del Passito di Pantelleria DOC. Da notare che esiste una differenza (nell'ambito dei vini da sovramaturazione) tra vendemmia tardiva e passito: in termini molto semplici, il primo è un vino "poco" passito, il secondo è il passito classico. Alcuni disciplinari (italiani ed esteri) prevedono la tipologia vendemmia tardiva, altri il passito. Inoltre, nonostante quello che si ritiene comunemente (anche se erroneamente) i passiti non sono solo dolci o amabili: esistono anche i passiti secchi. Due esempi italiani illustri: l'Amarone e lo Sfursat. Invece, è vero che la maggior parte dei passiti siano dolci o amabili o abboccati. L'appassimento può essere effettuato in due maniere: La prima tecnica lascia appassire gli acini d'uva direttamente sulla pianta, mediante:
  • vendemmia tardiva;
  • torsione del peduncolo;
  • aggressione degli acini da parte della cosiddetta muffa nobile (botrytis cinerea).
La seconda tecnica lascia appassire i grappoli o gli acini d'uva, dopo essere stati vendemmiati:
  • in ambiente aperto su stuoie o graticci, oppure appesi;
  • in ambiente chiuso, in appositi locali con particolari condizioni di temperatura e umidità.
Dopo l'appassimento le uve vengono pressate e vinificate (utilizzando di solito il metodo di vinificazione in bianco) ed il periodo di affinamento può durare anche alcuni anni. Un ulteriore sistema per ottenere i vini passiti è quello della estrazione a freddo, consistente nel lasciare le uve appena raccolte ad alcuni gradi sotto lo zero per una notte e pressarle immediatamente dopo; poiché a temperature appena al di sotto dello zero congelano solo gli acini meno maturi (che contengono più acqua), il mosto che si ottiene sarà ricavato solo da quelli più maturi, quindi più ricchi di zucchero. Se i vini passiti vengono addizionati con alcol o mosto fermentato danno luogo ai vini passiti liquorosi (riconoscibili anche per l'apposita etichetta che si trova sul collo della bottiglia). Scegli adesso i nostri vini rossi e inizia dal Salento: non aspettare a comprare il tuo Negroamaro online!
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CONFETTURA di MELAGRANA

5.00

CONFETTURA DI MELAGRANA

Consigli La Confettura di melagrana è una vera specialità, una conserva dal sapore particolare per utilizzare questa frutta di stagione dalle mille proprietà. Se volete un consiglio, utilizzate solo il succo di questo frutto, operazione che si effettua con un comunissimo premi agrumi, non bisognerà infatti sgranare il melograno, il che vi porterà a risparmiare molto tempo. Al succo ottenuto quindi dovrete solo aggiungere zucchero, succo di limone e dei pezzettini di mela, un frutto ricco di pectina che farà addensare la vostra confettura in maniera naturale , ed il gioco è fatto. Certo, i tempi di cottura sono un pò lunghetti, ma la marmellata di melograno è davvero da provare.
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Olio Extravergine aromatizzato al peperoncino

5.00
Il peperoncino, col suo gusto piccante e deciso, si sposa perfettamente con pietanze a base di carne, di pesce, nelle salse di pomodoro e di completamento ai primi piatti. Uso ideale: a crudo prima di servire la pietanza. Formato 100 ml
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FORMAGGIO MISTO ALLE NOCI

10.00

FORMAGGIO MISTO ALLE NOCI

Il Formaggio misto alle noci è un classico della tradizione, reinterpretato in chiave gustosa e moderna, per un ottimo fine pasto. Può essere abbinato a vini rossi di buona struttura e dalle note speziate e tostate. Il formaggio misto alle noci è un prodotto fresco a pasta cremosa, leggera occhiatura e media maturazione, ottenuto con latte di mucca e pecora 100% Italiano. È una tradizione tipicamente pugliese quella di aromatizzare il formaggio in vari modi; Il formaggio aromatizzato con le noci è una tra le più richieste e apprezzate dai nostri clienti. Il formaggio misto alle noci è una caciotta semi stagionata di latte vaccino impreziosito da gherigli di noci di qualità. I profumi che permeano questo formaggio sono particolarmente delicati, di media persistenza e mediamente avvolgenti. Generalmente le nostre caciotte, vengono servite a temperatura ambiente anche se è consigliabile tenerle in frigo dal quale toglierle poche ore prima di essere consumate. È formaggio da gustarsi in più modi: con altri formaggi per piccoli stuzzichini, con del buon pane, fuso da spalmare su piccoli crostini oppure come condimento per primi piatti al forno.
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PATRUNU RO’ – Vino Primitivo – SALENTO ROSSO I.G.T.

9.0048.00

IL VINO PUGLIESE

PATRUNU RO’ - Vino Primitivo - SALENTO ROSSO I.G.T.

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale.

I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera.

Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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